F.e.r.v.e.t. S.p.A. Costruzione ristrutturazione, riparazione e revisione veicoli ferroviari.
 

I cento anni della FERVET

Profilo storico della prima industria di Castelfranco Veneto

 1.      3 maggio 1908: un paese in festa 

Tutta Castelfranco fu invitata a festeggiare, domenica 3 maggio 1908, l’inaugurazione dello stabilimento della Fervet, una Società costituitasi l’anno precedente in Bergamo ed avente come oggetto sociale la costruzione e la riparazione di materiale ferroviario. Ecco la cronaca della kermesse popolare, preannunciata da tutta la stampa locale, nel servizio dell’inviato del quotidiano La Provincia di Treviso: 

Un’animazione insolita si nota fin dalle prime ore; è un rincorrersi di gente che arriva e di gente che va alla stazione a ricevere parenti ed amici. Sventola la bandiera dalla torre municipale ed imbandierate sono tutte le case: la piazza presenta un magnifico colpo d’occhio. Già coi treni della mattina arrivano parecchi ospiti ed altri influenti personalità del mondo politico e finanziario.

Chi va ad ammirare la Madonna del Giorgione, chi a visitare il giardino e il palazzo Rinaldi. Tutti indistintamente hanno parole di ammirazione per il nostro bel paese che oggi appare ancora più ridente del solito. Intanto vanno a ruba le cartoline illustrate della Fervet messe in vendita a cinquanta centesimi l’una; concorreranno all’estrazione a sorte di un ricco orologio da tavolo in bronzo dorato. Il ricavato sarà impiegato per distribuire razioni di vivere ai poveri; anch’essi devono partecipare alla festa

Alle 13.30 in punto “il Consiglio Comunale e la Giunta” si portarono “a Palazzo Municipale, di dove con apposite carrozze” mossero “verso la stazione a ricevere gli ospiti illustri, in prima fila i membri del Consiglio d’amministrazione della Fervet di Bergamo. Al rientro in Municipio”, a tutti gli invitati fu “servito nella sala del Consiglio un sontuoso rinfresco”, con sindaco ed assessori a far gli onori di casa. Al termine, autorità ed ospiti si recarono in corteo in Borgo Pieve, per partecipare alla cerimonia di “inaugurazione dello stabilimento” Fervet, eretto immediatamente a sud della linea ferroviaria Vicenza-Treviso:

Apre il corteo la banda di Castelfranco; seguono le autorità e tutti gli invitati. Si diffonde per l’aria la nota dell’ <<inno alla Fervet>> scritto per l’occasione dal maestro Lucatello. Le finestre e i balconi sono gremiti di signore e i colori vivaci delle eleganti vesti femminili si disposano al bianco, rosso e verde delle bandiere. Scoppiano applausi e battimani prolungati al passaggio del corteo.

Per l’occasione, l’edificio si presentava tutto “pavesato di bandiere e adorno di fiori”. Al loro arrivo, i visitatori furono festosamente accolti dagli operai, che si concentrarono “nella navata centrale” della Fervet solo quando “gli invitati” ebbero terminato il “giro delle ampie tettoie, tutto ammirando e lodando”. Qui, alla presenza di numerose autorità, fra le quali il Prefetto di Treviso conte Fecia di Cossato, i deputati veneti on. Bianchini, Felissent e Vendramini, il parroco della Pieve don Giovanni Pastega e una eletta rappresentanza di operatori economici e giornalisti, presero la parola l’ing. Vincenzo Benvenuti, a nome della Società Fervet, e il sindaco avv. Albino Bossum, a nome dell’amministrazione comunale di Castelfranco. Portarono successivamente i loro saluti il Prefetto di Treviso e il Presidente della Camera di commercio della Marca. Subito dopo ci furono lo scoprimento della targa marmorea, che ancor oggi fa bella mostra di sé presso la portineria della Fervet, ed un sontuoso banchetto, a base di specialità gastronomiche tipiche delle tre regioni nella quali la Società aveva aperto i suoi stabilimenti, vale a dire Veneto (“sogliole alla Fervet”, “asparagi di Castelfranco”, “dolce Giorgione”), Lombardia (“pollo lombardo”, “filetto di bove alla bergamasca”) ed Emilia (“riso Bologna”).

I festeggiamenti si chiusero alla sera con l’esecuzione di uno “scelto programma” musicale ad opera della banda cittadina davanti al Caffè “Principe Amedeo”, che ovviamente comprendeva l’inno della Fervet, e con uno spettacolo di fuochi artificiali. Al termine degli stessi, il solito corteo di dipendenti della Fervet si prestò ad accompagnare gli illustri ospiti alla stazione ferroviaria:

Ad un tratto il castello appare illuminato a bengala ed una lunga colonna di operai portanti fiaccole e palloncini si dirige verso la stazione per accompagnare gli ospiti cospicui e graditi. Al fischio della locomotiva, un urrà formidabile erompe dai loro petti e il treno si mette in moto mentre la fiaccolata riprendere la via del paese.

Così finisce questo giorno memorando, giorno di gioia per la nostra diletta Castelfranco e di giusto orgoglio per l’egr. signor sindaco avv. Bossum che vide con essa coronate dal successo le sue fatiche.

 

2.       Un primo passo verso l’industrializzazione

 

In effetti il sindaco Bossum aveva molte buone ragioni per dirsi soddisfatto. Con l’apertura dello stabilimento Fervet, che diede subito “lavoro a circa 200 operai”, e quello imminente del Cotonificio Viganò si apriva una nuova “epoca nella storia di Castelfranco perché con esso inizia[va] la nuova e più attiva vita industriale della graziosa cittadina”. Fino a quell’anno, infatti, le poche opportunità di lavoro esistenti nel settore secondario provenivano tutte offerte dagli opifici tradizionali, uno solo dei quali di consistenti dimensioni: la filanda “della ditta Cav. Giovanni Battista Montini”, sita “in Borgo Treviso”, che impiegava stagionalmente “un centinaio circa di operaie” nella trattura della seta. Tutti gli altri si potevano considerare dei semplici laboratori artigianali, a partire dalla “segheria a forza elettrica della rinomata ditta Stecca-Rossi”, specializzata in “parquets” per pavimenti, “in rivestimenti in legno per stanze, in serramenti a rotolo ed altre forme in genere”, oltre che nella “costruzione di tettoie, vetrine, mobili comuni e di lusso”. Per finire con la “Fabbrica di paste alimentari” della “Ditta Tessarolo e Ferasin”, decentrata in frazione Villarazzo e provvista di “ricco macchinario a forza idraulica”, la “Premiata Officina Meccanica di Giuseppe Rebellato” o la “Fabbrica di Liquori di lusso” Ubaldo Serena, “che ha un esteso commercio nel Veneto e fuori”.

Per la sua terza industria – lo stabilimento meccanico Marnati & Larizza, divenuta SIMMEL nel 1948 e inglobata dalla BERCO Spa di Copparo (FE) nel 1989 – Castelfranco dovette attendere i primi anni ’30 e l’intraprendenza del milanese Attilio Marnati e del calabrese Filippo Larizza, due veterani della Grande Guerra, che aveva intravisto un promettente business dapprima nel recupero e nello scaricamento dei residuati bellici e poi nella produzione di proiettili per l’esercito italiano. Per la quarta industria - la Scardassi, aperta nei locali della ex caserma di cavalleria – bisognerà aspettare addirittura il 1947. In realtà il processo di industrializzazione di Castelfranco, iniziato dall’amministrazione Bossum, sarà completato nel corso degli anni ’50 e ’60, al tempo dei fratelli Domenico e Gino Sartor, rispettivamente lo ‘Onorevole’ e il ‘Sindaco’ per antonomasia di una delle cittadine divenute simbolo del miracolo economico veneto.  

 

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